Autorevolezza, conseguenze ed empatia: che cosa è davvero l’educazione rispettosa?

Autorevolezza, conseguenze ed empatia: che cosa è davvero l’educazione rispettosa?

Perché oggi si parla tanto di educare con rispetto

Nel mondo della genitorialità e dell’educazione in generale, dove vengono inclusi anche adulti curanti, ovvero insegnanti, allenatori, educatori, persone che in generale si occupano dei bambini, si parla spesso di educazione rispettosa, dell’esigenza di portare un cambiamento culturale che modifichi il modo di approcciarsi ai più piccoli. Sovente però sia i genitori che chi ha a che fare ogni giorno coi minori non ha una visione completa e una conoscenza a 360 gradi di quella che è l’educazione non violenta. Il tema è stato rilanciato di recente dall’entrata in vigore di una nuova legge, che ancora una tipologia di educazione che si basi sul rispetto del bambino e sulla non violenza nel Codice civile e, tristemente, da alcuni dati diffusi da Pediatria Svizzera.

I dati di Pediatria Svizzera

Infatti, per quanto si possa credere che metodologie autoritarie che si basano su sberle, punizioni e modi di rivolgersi ai più piccoli non rispettosi siano superati, ben 2’380 minori hanno dovuto ricorrere nel 2025 a cure ospedaliere a causa di maltrattamenti, avvenuti per il 70% in contesti domestici. Quale tipologia di violenza è risultata essere presente? Quella fisica ha interessato 756 casi, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, ma si registra soprattutto una crescita importante di quella psicologica. Con i suoi 582 episodi, è risultata una progressione del 33% e si segnala anche un quasi raddoppio dei bambini che hanno assistito a della violenza domestica.

Che cosa dicono: educazione non violenta non è solo assenza di sberle

Questi dati, oltre a far riflettere, dicono che nella genitorialità il concetto di educazione non violenta non è ancora ben chiaro. Il primo luogo comune è che per educare con rispetto sia sufficiente evitare di colpire i minori con sberle o ceffoni o punirli in maniera eclatante. Non basta, dunque, non picchiare i bambini per parlare di educazione rispettosa? No: l’attenzione non va concentrata solamente sull’aspetto fisico, per quanto esso sia la base, ma anche sull’uso delle parole, che spesso possono portare a danni altrettanto devastanti per l’autostima e la costruzione del senso di sé e delle relazioni dei bimbi, sia nel presente che una volta divenuti adulti.

Il ruolo delle emozioni e dello sviluppo del bambino

L’educazione rispettosa mette grande enfasi sulle parole che vengono usate, come sottolinea la Coordinatrice del Forum Genitorialità Sara Haeuptli. “Non parliamo solo di evitare schiaffi o punizioni fisiche, bensì anche di parole, toni, minacce, umiliazioni, silenzi punitivi, ricatti affettivi, tutti atteggiamenti che magari a volte sembrano ‘piccoli’ ma che per un bambino possono lasciare un segno profondo”. Educare con rispetto significa utilizzare un modo di parlare che tenga presente il mondo interiore della piccola persona cui ci si sta rivolgendo, del suo profondo bisogno di appartenere e di essere amato dai propri genitori, delle sue emozioni. Per anatomia, la corteccia prefrontale, deputata al controllo degli stati emotivi, nei più piccoli non è ancora matura e per questo una sensazione forte, che può essere di gioia, di rabbia, di tristezza, scatena reazioni forti, dove il bimbo va in disregolazione emotiva. Una genitorialità consapevole lo sa e si adopera per accompagnare il figlio o la figlia in questo processo, dando un nome a quel che prova e imparando a gestirlo insieme, con empatia, facendo comprendere che qualsiasi emozione è ammissibile, ma che non tutti i comportamenti lo sono.

Da autoritarismo a autorevolezza, la vera rivoluzione dell’educazione non violenta

Una credenza diffusa è infatti che, dato che si mette l’accento sulle emozioni, esse possano essere espresse liberamente e senza alcun freno. Non è così: validare quel che si sente non significa approvare e permettere qualsiasi azione che ne deriva. Quali sono i miti relativi all’educazione rispettosa? Che sia in generale eccessivamente permissivista, ovvero che, mettendo al centro il rispetto del sentire del bambino, non faccia esistere le regole. Invece un’educazione non violenta passa da un paradigma autoritario ad uno autorevole, che non vuole affatto dire permissivista. Una delle principali incomprensioni riguarda proprio il concetto di limite. “Educare senza violenza non significa non dare limiti. I bambini hanno bisogno di adulti presenti, chiari, capaci di dire dei no. Ma un limite può essere fermo senza essere umiliante. Si può essere autorevoli senza essere violenti. Questa è una distinzione molto importante”, fa notare Sara Haeuptli.

Dove è la differenza rispetto a paradigmi educativi autoritari? Nel modo in cui le norme educative vengono trasmesse e fatte rispettare. Dove si parla di autoritarismo, ciò avviene con uno stile basato su controllo e ubbidienza, con un adulto che non solo stabilisce i confini in maniera rigida e poco negoziabile, ma che si accerta che vengano messe in pratica attraverso la paura di possibili punizioni o mortificazioni verbali o fisiche. L’educazione rispettosa fa proprio invece l’autorevolezza, che, a differenza di quanto in molti credano, non elimina la fermezza ma la unisce all’empatia. L’adulto continua a essere in una posizione di guida, dove però accompagna il bambino a comprendere, interiorizzare e rispettare le regole. Se l’autoritarismo impone attraverso il potere, l’autorevolezza punta a conquistare il rispetto con due strumenti fondamentali: la relazione e la coerenza.

Il bambino, un essere umano con bisogni peculiari

La relazione è uno dei capi saldi di chi esercita una genitorialità mirata a educare con rispetto. Questo paradigma educativo è nato quando ci si è resi conto che il bambino, per quanto piccoli di età, senza molti diritti e doveri legali e con uno sviluppo fisico, emotivo e psicologico ancora in corso, è un essere umano con i suoi bisogni e la sua unicità e che va considerato come tale. Vuol dire che l’educazione non violenta è bambinocentrica? Se anni fa si partiva da una visione adulto centrica, dove i più piccoli si dovevano solo adattare, adesso si punta a una condizione di rispetto reciproco, dove ciascuno tiene conto delle emozioni e dei bisogni degli altri. In questo senso, è richiesto un lavoro su sé stessi anche ai genitori, che necessitano di comprendere, conoscere e gestire le loro emozioni, per potersi porre in maniera costruttiva coi figli, non farsi prendere dalla frustrazione e non ricadere in meccanismi definibili come violenti e ricattatori.

Conseguenze e non punizioni

Una caratteristica fondamentale dell’educazione rispettosa è l’uso di conseguenze e non di punizioni. Una conseguenza è definibile come gli effetti che derivano da un comportamento, che non sono imposti arbitrariamente dall’adulto. Mira all’apprendimento, alla comprensione e a una eventuale riparazione, ove necessaria. E qui si tocca un altro tema fondamentale: sbagliare è ammesso, anzi è totalmente umano, sia da parte dei genitori che dei figli, ma quando succede entrambi dovrebbero chiedere scusa, riparando la relazione e evitando di lasciare tracce emotive dolorose nell’altro.

Il progetto di Forum Genitorialità

In sintesi, educare con rispetto impone una genitorialità nuova, che ha però bisogno di lavoro interiore, di cura, di consapevolezza. Come Forum Genitorità, assieme ad altri undici enti e associazioni, promuoveremo diverse iniziative per portare uno spazio di confronto e di non giudizio, a supporto dei genitori. Ma anche gli adulti curanti dovrebbero essere accompagnati per poter allenare e insegnare con rispetto.

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