Dal primo luglio l’educazione non violenta entra a far parte del Codice civile svizzero, con lo scopo di promuovere il diritto di ogni bambino di poter crescere in un ambiente sicuro, rispettoso e libero da violenza fisica e psicologica. Che cosa significa, in concreto, l’entrata in vigore di questa legge?
La modifica riguarda l’articolo 302 del Codice civile svizzero. “I genitori educano il figlio senza ricorrere alla violenza, in particolare senza punizioni corporali né altri trattamenti degradanti”, si legge in un capoverso. In pratica, qualsiasi pratica educativa definibile come degradante, che comprende schiaffi, sculacciate o atteggiamenti come violenze psicologiche, minacce e insulti non verrà più tollerata. È bene precisare come non viene introdotto un nuovo reato, poiché la violenza sui bambini è già perseguibile e punibile attraverso il diritto penale e le relative norme di protezione dei minori: si tratta soprattutto di un articolo di legge con carattere preventivo, che possa fungere da guida per i genitori e li aiuti a comprendere i principi per educare con rispetto i propri figli.
L’educazione rispettosa rappresenta una modifica del paradigma educativo che si è diffusa soprattutto negli ultimi decenni ed ha comportato una rivoluzione rispetto ad una basata su rapporti tra genitori e figli caratterizzati da un ruolo autoritario di madri e padri, che dettavano le regole e le facevano rispettare anche attraverso punizioni ed eventuali schiaffi e sculacciate, senza dare al bambino un reale ruolo attivo nella vita familiare. È quello che alcuni attuali genitori hanno conosciuto, per cui anche in presenza della volontà di scegliere altre vie spesso mancano degli strumenti concreti.
Da qualche anno si è finalmente compreso come metodi del genere possano avere un’influenza negativa rilevante sia sull’autostima dei bambini sia sulla qualità delle loro relazioni future, non solamente con le figure genitoriali bensì anche con pari e partner del domani. Applicare un’educazione non violenta è un percorso intrapreso dalla maggior parte delle famiglie e questa nuova legge vuole essere un ulteriore stimolo a ripensare alla genitorialità e al clima in cui i bambini crescono, in un’ottica di responsabilità sociale che va ancora oltre il ruolo della singola famiglia. La tematica è talmente importante che si è ritenuto di doverla inserire anche nel Codice civile.
ForumGenitorialità, così come tutte le associazioni e organizzazioni che operano nel campo del sostegno alla genitorialità e all’infanzia, saluta con favore l’inserimento della nuova legge, ma tiene a sottolineare come essa “non deve essere vissuta come un dito puntato contro i genitori. Non nasce per colpevolizzare, ma per aprire una riflessione più ampia su come possiamo accompagnare meglio le famiglie”, come fa notare la Coordinatrice Sara Haeuptli.
Un possibile rischio è infatti che i genitori, in un periodo storico dove spesso si sentono sotto pressione a causa di una non scontata conciliabilità tra lavoro e famiglia, ritmi complessi, aspettative sociali verso una genitorializzazione intensiva e perfetta spesso difficilmente applicabile e i sensi di colpa che ne derivano, la vedano come un ulteriore giudizio nei loro confronti. Lo scopo in realtà non è quello di punire o imporre bensì di fare da bussola. Per Sara Haeuptli dovrebbe essere “un’occasione” per dire ai genitori che non devono essere perfetti ma che quando sono in difficoltà non devono rimanere soli bensì avere la possibilità di rivolgersi a enti preposti sul territorio, senza giudizio. “La legge indica una direzione, ma poi serve un territorio capace di tradurla in sostegno concreto, in strumenti, in possibilità di confronto: quando fai fatica, non devi restare solo. Quando non sai più cosa fare, esistono alternative. Quando senti che stai perdendo la pazienza, puoi chiedere aiuto prima che la situazione diventi ingestibile”, aggiunge Haeuptli.
In effetti la legge è stata inserita in un’ottica non di punizione e di giudizio, come potrebbe essere interpretata di primo acchito, bensì di sostegno. Che cosa significa che vuole sostenere i genitori? Un secondo capoverso dell’articolo citato recita che “se sorgono difficoltà nell’educazione, i genitori e il figlio possono rivolgersi, insieme o separatamente, a consultori” e chiede ai Cantoni di garantire questo tipo di accesso.
Proprio a partire da questa aggiunta, ForumGenitorialità, assieme ad altri undici enti, propone il progetto “Educare con rispetto”, che vuole portare la tematica dell’educazione non violenta vicino alle famiglie e agli adulti educanti (perché se la prima responsabilità è dei genitori, anche chi si occupa quotidianamente dei bambini, a scuola o nelle attività ricreative, ha un ruolo fondamentale e sovente è senza reali strumenti), creando occasioni di incontro, sensibilizzazione e confronto che vadano oltre la teoria.
L’educazione rispettosa non si limita all’assenza di schiaffi e punizioni corporali ma vuole promuovere un diverso clima di crescita per il bambino, dove siano presenti l’accoglienza delle emozioni, il rispetto dei suoi limiti, del suo percorso evolutivo e della sua unicità. Ciò non significa l’assenza di limiti e regole, che sono invece poste in maniera differente: questa è spesso la difficoltà più grande di chi sceglie un’educazione non punitiva. Sovente potrebbero sembrare dei propositi astratti, di difficile applicazione in una vita quotidiana che conosce già una serie di pressioni che rendono la genitorialità complessa. Tramite “Educare con rispetto” si desidera invitare le persone a fermarsi e riflettere, ponendo domande e ricevendo strumenti concreti e formazione attraverso una rete di professionisti in grado di dare sostegno e aiuto nei momenti di difficoltà.
L’obiettivo è di far sì che questa nuova legge non solo imponga l’educazione non violenta ma sia l’apripista per una nuova cultura, basata non sul giudizio bensì sul sostegno, dove i genitori che vivono un momento difficile nella gestione di una o più fasi del proprio figlio non debbano aver paura a chiedere aiuto ma possano rivolgersi con fiducia ed apertura a esperti, per vedere quali alternative ci sono per rendere la relazione col proprio bambino più serena per entrambi. “Educare con rispetto” vuole parlare dell’educazione rispettosa come di una scelta educativa profonda, che veda i bambini come piccoli esseri umani che hanno bisogno di rispetto, di adulti che sappiano contenere, accompagnare, riparare, chiedere scusa quando serve ma anche di limiti. Educare in maniera rispettosa non vuol dire permettere qualsiasi cosa e non mettere limiti, ma farlo in modo nuovo, empatico ed accogliente.
Per riuscire a mettere in pratica ogni giorno una genitorialità rispettosa, i genitori hanno bisogno di essere accompagnati e presi per mano, senza colpevolizzazioni e giudizi. “Educare con rispetto” proporrà anche una mostra urbana che porterà il tema nelle piazze, con spunti di riflessione e rimandi tramite codici QR a materiali digitali. L’obiettivo non è insegnare come si fa ma trovare il modo di farlo insieme, senza sentirsi soli.