ASPI: “Dopo anni finalmente la legge sull’educazione non violenta, ma è un punto di partenza”

ASPI: “Dopo anni finalmente la legge sull’educazione non violenta, ma è un punto di partenza”

Una legge per far capire l’importanza di crescere con rispetto

Dal primo luglio in Svizzera è entrata in vigore una legge sull’educazione non violenta. Come è nata questa modifica e chi si è battuto affinché il principio fosse inserito nel Codice civile? ASPI (Fondazione della Svizzera Italiana per l’Aiuto, il Sostegno e la Protezione dell’Infanzia) si è impegnata per anni sul tema ed ora, tramite il suo direttore Gian Michele Zeolla, saluta con gioia il traguardo, sottolineando come non sia un punto di arrivo, anzi. “C’è ancora tanto da fare ma possiamo affermare che si inserisce in un percorso in cui, se osserviamo l’evoluzione del modo di educare e di considerare i minori nell’ultimo secolo, siamo sulla buona strada”.

Una norma efficace: l’esempio svedese

La notizia della modifica dell’articolo 302 del Codice civile ha fatto discutere ed è stata ripresa da vari media anche internazionali, ma la Svizzera, in realtà, arriva parecchio dopo altre nazioni.  La prima in ordine di tempo a farlo è stata la Svezia, dove la norma è presente dal 1979. Da notare come i paesi scandinavi, in cui vige un concetto di educazione portato da molti come modello, siano stati pionieri, perché subito dopo è  stata la volta di Finlandia, nel 1983, e Norvegia, nel 1987, seguite poi da molte nazioni europee tra cui la Germania. Manca attualmente l’Italia, mentre la Francia ci è arrivata nel 2019. “Mi è stato riferito che le violenze in ambito educativo sono drasticamente diminuite da quel momento: negli anni Settanta interessavano oltre il 40% dei bambini ed ora sono vicine allo zero. Non sono però cambiamenti che avvengono dall’oggi al domani”.

Un cambiamento che richiede tempo

ASPI crede fortemente nel ruolo della legge e nell’importanza di inserirla nel Codice civile per favorire un nuovo paradigma culturale, è però consapevole che si tratta di processi che richiedono anni. “Forse sono addirittura generazionali: è difficile far cambiare modalità a chi è stato cresciuto in un certo modo. La nostra fondazione è stata fondata nel 1991 e già allora discutere del tema non era affatto scontato. Ritengo che il nostro compito sia quello di seminare per raccogliere i frutti nei prossimi decenni. Nel frattempo bisogna mettere in atto tutte le misure previste in termini di informazione, sensibilizzazione, formazione, continuando a insistere. Certo, può essere frustrante, perché si incontreranno resistenze o critiche, però è importante portare avanti questo cambiamento educativo per farlo diventare una prassi comune”.

Chi diceva no alla legge sull’educazione non violenta

ASPI è impegnata sul tema da diverso tempo, da quando la direttrice era ancora Miryam Caranzano Maitre. Come è stato l’iter per arrivare all’entrata in vigore del primo luglio? È iniziato nel 2019 con una mozione della consigliera nazionale Christine Buillard-Marbach, messa in consultazione pubblica da parte del Parlamento nel 2023 ed approvata poi nel settembre del 2025. “Fortunatamente abbiamo ricevuto l’appoggio compatto della politica ticinese: anche il Consiglio di Stato si era adoperato affinchè questa legge diventasse realtà. Ma al contempo ci sono stati pure politici che ritenevano che essa non fosse necessaria poiché già disciplinata dal Codice penale. Tuttavia, inserirla nel Codice civile, ha tutta un’altra rilevanza, perché va ad affermare un principio e dà un segnale su che tipo di società vogliamo costruire, piuttosto che intervenire quando il reato è già stato commesso..

“Educare a modo proprio? Lo Stato dice che cosa non si può fare”

Tra le maggiori possibili contestazioni, oltre a quelle che vanno a difendere un’educazione rigida e basata anche su punizioni corporali, c’è quella secondo cui un genitore potrebbe obiettare di voler crescere il figlio a modo suo. “Oggi lo stato invece, con questa legge, dice qualcosa di diverso”, spiega quindi il direttore di ASPI. “Certamente puoi educarlo secondo i tuoi valori morali, religiosi, politici, ecc., purchè tu lo faccia con una modalità non violenta. La cosa pubblica ora vieta di usare violenza fisica, psicologica o sotto altre forme, perché tuo figlio, in quanto fanciullo, ha dei diritti, tra cui quello di essere allevato in un ambiente che non preveda alcun tipo di violenza e sia per lui sicuro e rispettoso. In uno Stato di diritto come la Svizzera vi sono delle norme che vanno rispettate anche in ambito privato”.

Canali per offrire competenze sul crescere con rispetto

Zeolla ribadisce che la legge non ha un fine punitivo. “Non si vuole accusare nessuno ma anzi essere a disposizione. Quando si parla di educazione si pensa subito e solo ai genitori, la legge invece lancia un messaggio più ampio a tutta la società”.. “Sappiamo che non è sempre facile e che a volte mancano competenze su come far crescere con rispetto, per questo bisogna offrire canali attraverso cui acquisirle”. In Svezia, per esempio, all’introduzione della legge è stata affiancata una vasta campagna di informazione, che probabilmente ha avuto una larga parte del merito del cambiamento avvenuto in pochi decenni. E in questa direzione va il progetto “Crescere con rispetto” di Forum Genitorialità, di cui ASPI è partner.

Che cosa farà ASPI

A chi è rivolta la legge? Zeolla vuole allargare il discorso a chi si prende cura ogni giorno dei bambini anche in contesti extra familiari. “È vero che i dati dicono che gran parte dei maltrattamenti avvengano tra le mura domestiche, non dimentichiamoci però che ci sono ambiti, come quello sportivo, associativo ed altri, in cui ci sono adulti di riferimento che utilizzano ancora metodologie che oggi non sono più accettabili, come urla e minacce, che non possono più fare parte della prassi educativa”. Il messaggio della nuova legge sull’educazione non violenta è dunque da estendere a chiunque abbia a che fare coi minori. L’azione di ASPI non cambia: prevenzione, informazione, affiancamento di ragazzi, genitori ed adulti educanti in genere, “perché davanti a un no alla legge non ci saremmo fermati, ora che esiste dobbiamo mettere in atto tutto ciò che prescrive, accompagnando con misure concrete famiglie, docenti, allenatori, maestri di musica e tutti coloro che hanno responsabilità educative affinchè possano comprendere l’importanza di scegliere modalità educative adeguate, con limiti e regole fatti rispettare senza violenza e con empatia”.

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