La frase “per crescere un bambino ci vuole un villaggio” non è solo un modo di dire: educare è più facile quando madri e padri possono contare su una rete di sostegno di parenti, amici, vicini, servizi educativi e comunità. È evidente per tutti i genitori, se ce ne fosse bisogno lo dicono anche vari studi. Ad esempio, per Sarah Blaffer Hrdy gli esseri umani si sono evoluti con una cura condivisa, per il direttore emerito del Max Planck Institute Michael Tomasello lo sviluppo dei bambini dipende dalle relazioni sociali, tanto per citarne alcuni. Ed oggi, nell’epoca dell’educazione senza violenza, quando il villaggio però pare non esistere più, il tema è ancor più sentito.
Quando si domanda a madri e padri quali sono le maggiori sfide che affrontano nel loro percorso di genitorialità molte volte una delle risposte, se non la prima, è la solitudine. È l’essere soli a doversi occupare di famiglia e lavoro, a dover badare ai propri bambini, a gestire le loro esigenze fisiche, logistiche ed anche psicologiche, a trovare il modo di conciliare i vari ruoli che la vita impone. E ancora, soprattutto per chi sceglie un’educazione senza violenza, che abbraccia altri paradigmi rispetto a quella autoritaria e a volte basata su punizioni corporali, il non avere nessuno con cui potersi davvero confrontare quando sorgono dei problemi educativi.
Perché la solitudine pesa così tanto a mamme e papà che vogliono crescere i loro figli con rispetto? Se i benefici di un’educazione rispettosa, ora inscritta anche nel Codice civile svizzero, sono innegabili, essa comporta anche una serie di difficoltà. Per creare un ambiente sicuro, rispettoso e libero dalla violenza, per utilizzare l’empatia e favorire il riconoscimento delle emozioni proprie e del bambino, valorizzando i suoi bisogni e la sua unicità, servono un lavoro su sé stessi e competenze emotive che richiedono presenza, lucidità, spesso aiuto. Quando si è stanchi dalla routine, in dubbio, senza un reale appoggio, può sembrare più difficile. Inoltre, la solitudine e l’isolamento sono tra le cause di depressione, condizione che certo non aiuta ad educare rispettosamente.
Per crescere i bambini con rispetto serve davvero un villaggio e quel che è paradossale è che mentre si diffondeva sempre più il desiderio di portare avanti un’educazione rispettosa, la società cambiava forma. Perché c’è sempre più solitudine nella genitorialità? Anni fa i nuclei familiari vivevano assieme o in ogni caso vicini, condividendo la presa a carico di bambini, anziani e del lavoro domestico, mentre ora non solo le famiglie sono sempre meno numerose, ma gli spostamenti e lo stile di vita le hanno portate ad allontanarsi. Ci sono genitori che, per struttura familiare, non possono contare su fratelli, zii e conseguenti cugini per i propri figli e spesso nemmeno sui nonni. Se una volta appariva quasi scontato che i nonni si occupassero dei bambini, adesso in Svizzera il 42% di loro lo fa almeno una volta alla settimana, ma il 44% delle famiglie con figli sotto i 13 anni ricorre a una forma di custodia esterna, che sia una struttura educativa oppure una mamma diurna o una baby sitter. La percentuale arriva al 71% nelle aree urbane (dati Pro Familia del 2025). Se vi sono casi in cui ciò deriva da una precisa scelta di una o di entrambe le parti, non sempre però la decisione arriva perché i genitori preferiscono altre soluzioni o per una mancata volontà da parte dei nonni di prendersi cura dei nipoti. Spesso loro stessi sono ancora attivi nel mondo lavorativo oppure, al contrario, troppo anziani per sentirsela di assumere con serenità quel compito. Nei decenni il lavoro fuori casa delle donne è aumentato, portando ad un crescente bisogno di affidare a qualcuno i propri bambini, proprio quando la famiglia cambiava.
Le famiglie monoparentali, in cui un minore vive con un solo genitore, rappresentano un quarto dei nuclei familiari con figli in Ticino. Chi non ha un secondo adulto di riferimento nella stessa casa deve ricorrere più spesso ad asili nido, custodie parascolastiche, baby sitter o famiglie diurne.
Ai cambiamenti sociali e demografici, dato che meno figli in età più avanzata riduce il numero di componenti delle famiglie, si aggiungono questioni di mobilità. Se una volta si viveva sostanzialmente dove si era cresciuti, ora non è più così. Secondo USTAT, in Ticino il 42,8% dei bambini vive a meno di 30 minuti dai nonni, ma il 47,9% li ha a oltre un’ora di viaggio. E chi è immigrato non ha nessun parente nelle vicinanze, sovente nemmeno nella stessa nazione o nello stesso continente. Va pure sottolineato che anche dove ci sono i nonni spesso portano mentalità educative differenti e faticano ad essere un reale supporto in un’educazione non violenta e moderna.
Dunque, il senso di solitudine caratterizza senza dubbio la genitorialità. La frenesia della vita moderna peraltro rende complesso mantenere una rete sociale stabile, che in ogni caso cambia forma quando si hanno figli (molte amicizie rimangono nel tempo, altre non sopravvivono quando una coppia del gruppo ha uno o più bambini, con ritmi, esigenze e tematiche differenti). Quando si vogliono dunque crescere con rispetto i bambini ma non si sa come fare, non si ha nessuno a cui chiedere.
E pure laddove ci sarebbero parenti o amici, nella genitorialità prevale spesso una sensazione di inadeguatezza e di vergogna, per cui si tende a non parlare delle proprie difficoltà. Qualora lo si facesse ci si renderebbe conto che si tratta di problematiche comuni a molte famiglie, alleggerendo il carico, ma la paura di essere giudicati male se non si sa come affrontare una sfida educativa o si perde la pazienza fa prevalere il silenzio.
Un’educazione non violenta necessita di genitori che abbiano una rete di supporto, per poter avere le condizioni emotive per approcciarsi in maniera rispettosa e attenta ai figli. La solitudine, uno dei maggiori ostacoli riportati in termini di genitorialità, rende spesso complessa l’attuazione dei principi del crescere con rispetto e porta a sensi di colpa quando si sbaglia o non si hanno le competenze. Per questo noi di Forum Genitorialità, assieme ad altri undici enti e associazioni, stiamo promuovendo “Crescere con rispetto”, un progetto quadriennale che porti l’educazione rispettosa vicino alle famiglie, dando loro strumenti concreti, in un clima di non giudizio. In un’epoca di grandi cambiamenti sociali, la solitudine genitoriale è un ostacolo non solo nella creazione di un ambiente di crescita rispettoso per i bambini ma anche al benessere per tutte le famiglie. La nuova legge sull’educazione non violenta dice chiaramente che mamme e papà non possono e non devono essere lasciati soli.