Educare senza violenza durante una separazione: i consigli di FaMo+

Educare senza violenza durante una separazione: i consigli di FaMo+

Separazione, una realtà per molte famiglie ticinesi

Stando a dei dati dell’Ufficio Federale di Statistica, nel 2024 in Ticino circa una famiglia con figli  su quattro era monoparentale: significa che vi sono uno o più minori che vivono con un solo genitore, a causa di una separazione, di un divorzio (senza escludere i lutti o le scelte diverse da parte del genitore). I numeri sono in crescita. Una separazione comporta un cambio di assetto familiare e può arrivare dopo periodi di forte conflitto che, in un modo o nell’altro, hanno influssi sui figli, confrontati con problematiche genitoriali e relazionali che non sempre capiscono. Possono cambiare la casa, i tempi trascorsi con ciascun genitore, le abitudini e l’organizzazione della quotidianità. In seguito possono subentrare nuovi partner, magari con figli, nuovi fratelli, esigenze diverse. Sia genitori che figli possono essere confrontati con processi emotivi intensi, a volte connessi anche a procedimenti giuridici o questioni economiche.

Cambia la coppia, non l’amore

Come si può affrontare al meglio il processo di separazione, che fa parte della genitorialità di molte famiglie? Ovviamente dipende dall’età dei bambini e dal modo in cui essa avviene, ma secondo Valentina Testoni di FaMo+, “i figli hanno bisogno innanzitutto di sapere che cosa cambierà concretamente nella loro vita, ma anche di essere rassicurati su ciò che invece rimarrà stabile. Hanno bisogno di sapere, con parole adeguate alla loro età, che la separazione riguarda la relazione tra i genitori e non il loro ruolo di figli”. In pratica, è fondamentale far comprendere loro che si modificano l’assetto familiare e il rapporto tra mamma e papà, non il loro essere figli e il loro essere amati da entrambi. I conflitti, la rabbia accumulata dalla ex coppia, sovente rendono difficile far passare in maniera limpida questo concetto.

Il ruolo dell’educazione senza violenza

Secondo Testoni, l’educazione senza violenza, rispettosa del benessere dell’intera famiglia, in questi casi assume un’importanza fondamentale. Innanzitutto, consente di “riconoscere le emozioni dei bambini senza giudicarle o cercare immediatamente di eliminarle. Un figlio può essere triste, arrabbiato, confuso, spaventato, ma anche sollevato. Tutte queste reazioni possono essere legittime”. Che cosa fare, quindi, per continuare a crescere con rispetto anche in questi casi? “Dal punto di vista pratico, suggeriamo ai genitori di ascoltare le domande e le emozioni dei figli senza sovraccaricarli con informazioni che appartengono alla relazione di coppia. È importante, per esempio, evitare di raccontare loro le responsabilità dell’uno o dell’altro genitore, anche quando si è convinti di dover “spiegare la verità”. I figli hanno diritto a sapere ciò che li riguarda, ma non hanno bisogno di conoscere tutti i dettagli del conflitto tra gli adulti”.

Rispettare i bambini ma anche l’ex partner

L’educazione senza violenza fa del rispetto uno dei suoi pilastri. Nei casi di separazione, esso è rivolto non solamente ai bambini, ma anche, pur nella possibile esistenza di rancori e di questioni irrisolte, pure all’altro genitore. “Il rispetto dell’altro genitore è uno degli elementi fondamentali per proteggere i figli dal conflitto”, prosegue la rappresentante di FaMo+. “Non significa necessariamente andare d’accordo o essere amici o condividere tutte le scelte educative. Significa riconoscere che l’altro rimane un genitore e che il figlio non deve essere messo nella condizione di scegliere da che parte stare. Per questo è importante evitare di parlare male dell’altro genitore davanti ai figli, utilizzare i figli come messaggeri, interrogarli su ciò che accade nell’altra casa o chiedere loro di prendere posizione”.

“I figli non devono scegliere”

Una mediazione familiare può dunque essere uno strumento importante per “aiutare a costruire una nuova forma di relazione tra i genitori”, non mirando a ricostruire la coppia ma ad “accompagnare due persone che non sono più partner a diventare, per quanto possibile, partner genitoriali”. Fondamentale è infatti non scordarsi che con la separazione e col nuovo assetto familiare, cui nel tempo potrebbero aggiungersi nuovi partner, eventuali figli degli stessi o nuovi fratelli e sorelle per i bambini, si smette di essere una coppia ma che non finisce l’esperienza di una genitorialità che coinvolge entrambi. “Il messaggio che cerchiamo di trasmettere è che separarsi come coppia non significa smettere di essere una famiglia dal punto di vista della responsabilità genitoriale. La forma della famiglia cambia, ma i figli continuano ad avere bisogno di adulti capaci di ascoltarli, proteggerli e collaborare per il loro benessere”. Educare senza violenza in fase di separazione significa dunque anche “non utilizzare il figlio come strumento del conflitto: non farlo scegliere, non fargli portare messaggi, non chiedergli di schierarsi e non metterlo nella posizione di dover proteggere un genitore dall’altro”.

La responsabilità dei genitori: prendersi cura di sé stessi

Per poterlo fare i genitori hanno bisogno di prendersi cura di sé, delle loro emozioni, accogliendole e ascoltandole con empatia e senza giudizio come farebbero con quelle dei loro figli, trovando al contempo uno spazio adulto dove elaborarle, senza affidarle ai più piccoli. Per quanto possa sembrare naturale, trasformare i bambini in un luogo dove cercare consolazione o conferme rischia di far assumere loro un ruolo che non compete. È possibile vivere una fase di lutto, di perdita di un progetto, di abitudini, di aspettative, anche di sicurezze affettive, logistiche ed economiche, e provare sensazioni come rabbia e dolore. Quando si fatica ad attraversarle e gestirle, è una responsabilità verso sé stessi e verso i bambini trovare dei modi di chiedere aiuto, che sia alla propria rete di sostegno composta da familiari, amici, comunità, oppure da servizi come operatori della salute mentale, associazioni, enti, mediatori familiari.

Chi è FaMo+

In merito, l’associazione FaMo+, come si legge sul suo sito, già Associazione Ticinese Famiglie Monoparentali e Ricostituite (ATFMR), “rappresenta tutte le forme di famiglia in cui è presente un solo genitore per la maggior parte del tempo. Attiva in Ticino dal 1986 per dare voce, supporto e sostegno alle famiglie monoparentali e ricostituite”. Offre incontri tra genitori di famiglie monofamiliari, consulenze con esperti e legali. Fa parte del progetto “Crescere con rispetto”, per una genitorialità rispettosa.

Non solo i primi momenti: i problemi possono arrivare dopo

Quando si parla di separazione spesso si pensa ai primi momenti, a quando si prendono le decisioni, sia logistiche che giuridiche ed economiche, a quando il conflitto è ancora in fase acuta. Ma secondo Testoni, quando la nuova organizzazione familiare deve concretamente funzionare nella quotidianità possono emergere nuove difficoltà. Ad esempio, oltre al già citato ingresso di altre relazioni affettive nel nucleo familiare, ci potrebbero essere problemi economici da parte di un genitore e scelte educative differenti tra madre e padre che, già presenti quando erano una coppia, si possono esacerbare in questa nuova configurazione: regole, orari, modalità dell’uso della tecnologia e gestione della responsabilità diversi. “La diversità può essere arricchente e non è necessariamente un problema nelle famiglie separate, ma lo può diventare se nel bisogno di essere trasparenti con il figlio si sfoci nel delegittimare le scelte educative dell’altro genitore”, sottolinea Valentina Testoni, spiegando come molte famiglie arrivano in consulenza da FAMO+ anche quando il conflitto tra gli adulti continua nel tempo e coinvolge i figli, senza che venga costruita una nuova genitorialità…

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