Responsabilità sociali, carico mentale, nuovi bisogni dei padri: la conciliabilità al giorno d’oggi

Responsabilità sociali, carico mentale, nuovi bisogni dei padri: la conciliabilità al giorno d’oggi

I dati che chiedono di porre l’accento sulla conciliabilità

Le modifiche sociali ed economiche intercorse negli ultimi decenni nelle società, che hanno interessato le famiglie, acuendo ad esempio la solitudine genitoriale a causa di famiglie frammentate, hanno portato a dover inserire un nuovo concetto, spesso dibattuto quando si parla di genitorialità: conciliabilità. Se nella visione tradizionale la donna rimaneva a casa a occuparsi dei bambini e della casa, ora moltissime donne sono occupate, per necessità, desiderio o entrambe, fuori casa, rendendo dunque maggiormente complessa la gestione del ménage famigliare, della routine dei bambini.

Secondo alcuni dati di UST/RIFOS, nel 2021 il Ticino il 74,7% delle madri partecipava, a tempo pieno o parziale, al mercato del lavoro, una percentuale comunque più bassa rispetto alla Svizzera interna. Nel 2024, nel 14% delle coppie genitoriali con almeno un figlio sotto i quattro anni entrambi i membri lavoravano a tempo pieno, mentre nel 23% il padre lavora a tempo pieno e la madre in una percentuale che va dal 50 all’89%. Il 37% dei bambini vive in una coppia in cui un genitore è impiegato al 100% e l’altro a tempo parziale, il 28% ha un solo genitore occupato al 100% e il 3% entrambi a tempo parziale. È evidente quindi come vivere la genitorialità significhi anche comprendere come mettere in atto una conciliabilità: spesso è complesso reperire posti in strutture per far accogliere i bambini più piccoli, gli orari delle scuole obbligatorie non sempre coincidono con quelli professionali, i doposcuola possono avere dei costi importanti.

Orai, malattie, spostamenti, solitudine: gli ostacoli alla conciliabilità

Ma come si può agire a favore della conciliabilità e quali sono le maggiori problematiche? “I genitori raramente ci raccontano un solo grande problema. Ci parlano piuttosto di un accumulo quotidiano: orari da incastrare, imprevisti, malattie, costi, spostamenti, mancanza di una rete e sensazione di non avere mai abbastanza tempo”, spiega Assunta Raineri di BussacoiPiedi, Fondatrice e Direttrice Amministrativa Associazione 8Hz family coworking. Partendo dall’ascolto della sua storia di madre, ha fondato 8Hz, un ecosistema che unisce il Family Coworking, il NidoOttoAccaZeta, il Ponte Harmos e BussaCoiPiedi, mettendo a disposizione di dipendenti e liberi professionisti uno spazio dove poter lavorare con annessa una struttura di accoglienza per bambini in età di asilo nido, “una risposta che prova a tenere insieme lavoro, educazione, cura e comunità, senza costringere le famiglie a scegliere continuamente che cosa lasciare indietro”.

“Creare condizioni in cui lavoro e cura possano avere tempo, dignità e qualità”

La conciliabilità, secondo la sua idea di genitorialità, infatti, “non è la capacità di una madre o di un padre di riuscire a fare tutto. Non è una prova di resistenza e non dovrebbe dipendere dalla bravura con cui una famiglia riesce a incastrare orari, lavoro e imprevisti. Conciliare non significa nemmeno lavorare mentre ci si occupa contemporaneamente dei figli. Significa creare condizioni nelle quali il lavoro e la cura possano avere entrambi tempo, dignità e qualità”. Nel suo spazio, i genitori possono lavorare a pochi passi dai figli, con Assunta Ranieri, che sottolinea però come “lavorare vicino a un servizio educativo non significa occuparsi dei figli mentre si lavora. Significa poterli affidare a persone competenti, in una realtà di qualità, ridurre gli spostamenti e vivere la giornata con un po’ più di respiro”. Non forzare insomma un multitasking poco efficiente e che nel lungo periodo porta a un esaurimento delle risorse, ma di poter vivere la giornata con maggiore equilibrio, sapendo i propri figli vicini e ben accompagnati e potendo contare su un sostegno concreto.

Cosa possono fare le aziende

A suo avviso troppo spesso sono ancora i singoli genitori a doversi adoperare per trovare una conciliabilità, quando invece non può rimanere una questione privata né essere affidata soprattutto alle donne. Riguarda entrambi i genitori ed è una responsabilità condivisa tra famiglie e comunità tutta”. Concretamente, auspica che “sempre più aziende riconoscano spazi come il nostro come una concreta possibilità di welfare, permettendo alle proprie collaboratrici e ai propri collaboratori di lavorare in uno spazio con servizi dedicati. Affittare una postazione vicina ai servizi per l’infanzia potrebbe diventare una scelta normale per sostenere le famiglie nei primi anni, non un’eccezione”. Il prezzo di non agire a favore di una reale conciliabilità è uno stato di malessere dell’intera famiglia e genitori che vivono il perenne senso di colpa, come viene spesso riferito ad Assunta Ranieri di BussaCoiPiedi, di non fare mai abbastanza.

Nella genitorialità moderna, la conciliabilità riguarda madri e padri. Ma le mamme sono ancora le più penalizzate

E inevitabilmente, se la conciliabilità non è possibile, a farne le spese è uno dei due genitori, che deve ridurre o lasciare il lavoro. Sono ancora le madri a compiere nella maggior parte dei casi questa scelta, causando interruzioni di carriera per prendersi cura dei bambini in assenza di una possibile conciliabilità reale, disparità salariale, aspettative contradditorie (come critiche sia se la scelta cade sul continuare la carriera sia se optano per rimanere a casa) e carico mentale “Queste difficoltà attraversano la vita di madri e padri. Il carico mentale, però, non è ancora distribuito in modo equo: ricordare, prevedere, coordinare e trovare continuamente soluzioni continua a ricadere soprattutto sulle mamme, spesso in modo invisibile”, sottolinea Ranieri.

Il problema della conciliabilità riguarda realmente solo le mamme, anche nell’ambito di una genitorialità moderna? Racconta di molti padri che desiderano partecipare attivamente alla vita dei figli, ma “il lavoro, i congedi e la cultura continuano spesso a considerarli figure secondarie nella cura. La paternità ne è parte integrante. Parlare di corresponsabilità significa quindi superare l’idea dell’“aiuto”: la responsabilità della vita familiare è condivisa e comprende anche il lavoro mentale, organizzativo e spesso invisibile della quotidianità. Un cambio di mentalità supporta la possibilità di crescere con rispetto i figli da parte di entrambe le figure genitoriali, ponendo l’accento anche sui nuovi bisogni dei padri. La collettività deve prenderne atto, adoperandosi affinché ciascuna famiglia possa trovare, al di là di ricette stereotipate, la sua ricetta.

E per chi ha orari fissi e presenza obbligatoria?

Peraltro, non tutti possono slegarsi da orari e presenza in ufficio: per loro “servono risposte diverse: orari prevedibili, congedi realmente accessibili a madri e padri, flessibilità nelle situazioni di bisogno e collaborazioni tra aziende, servizi e territorio”.

Associazione 8Hz family coworking_BussaCoiPiedi

8Hz Family Coworking nasce nel 2021 da una domanda concreta: come tenere insieme lavoro, cura e crescita dei figli senza essere continuamente costretti a scegliere? Da quella domanda ha preso forma un luogo in cui spazi di coworking e servizi educativi fanno parte di un’unica idea di cura e comunità.

All’interno di 8Hz, BussaCoiPiedi è lo spazio comunitario dedicato alla prevenzione e al sostegno alla genitorialità. Il nome deriva da un antico detto romano: si bussa con i piedi quando le mani sono piene di qualcosa di prezioso. Il nostro lavoro parte dai bisogni che incontriamo e può assumere forme diverse: percorsi individuali e di gruppo, incontri, laboratori e momenti formativi. Il Parent Counseling, la Psicomotricità Relazionale e il metodo Litigare Bene sono alcune delle possibilità, accanto a proposte che nascono e si trasformano con le famiglie e il territorio. Quando servono competenze diverse, attiviamo la rete territoriale e orientiamo verso i servizi e i professionisti con cui collaboriamo. Il punto non è offrire risposte preconfezionate, ma cercare insieme la strada più adatta.

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