Crescere senza rispetto fa male? Cosa sappiamo su autostima e relazioni

Crescere senza rispetto fa male? Cosa sappiamo su autostima e relazioni

È vero che “siamo cresciuti bene anche con le sberle”?

La modifica del Codice civile svizzero, entrata in vigore a inizio luglio sancendo il principio dell’educazione non violenta, ha riportato il tema della genitorialità e dei modelli educativi al centro del dibattito. Tra i contrari alla modifica, in molti hanno ripreso la solita tematica, spesso usata, che “siamo cresciuti bene lo stesso” e che “una sberla non ha mai fatto male a nessuno” per giustificare atteggiamenti autoritari e basati su punizioni, corporali e non, e su un linguaggio non basato sulla comunicazione empatica e non violenta. Qualcuno ha aggiunto che crescere con rispetto equivale a non dare regole, quando invece il concetto di limite è basilare nell’educazione rispettosa: cambia il modo in cui viene fatto rispettare. Ma siamo sicuri che gli adulti delle scorse generazioni siano cresciuti davvero così bene, se si osserva la loro autostima e la qualità delle loro relazioni?

Che cosa dice chi ha studiato i rapporti tra metodi educativi, autostima e relazioni

Essere educati con attenzione alle emozioni e al proprio essere unici sin dalla più tenera età è associato a effetti benefici sul loro modo di percepirsi, sul rapporto con sé stessi e su quello con gli altri, mentre metodologie autoritarie che fanno delle punizioni il loro caposaldo sono associate a una maggiore correlazione con bassa autostima e relazioni poco funzionali. Sono vari gli studi che lo affermano e che possono essere citati. Nel 2019, Pinquart e Gerke hanno analizzato 116 studi condotti tra bambini e adolescenti, concludendo che chi è stato esposto a una genitorialità autorevole ha una maggiore autostima, mentre chi ha avuto figure educative autoritarie presenta in genere un’autostima più bassa. Una meta-analisi del 2025 che ha riunito 53 studi e 74 campioni indipendenti svolti nel corso degli anni ha indicato il sostegno genitoriale autorevole come fattore collegato a una buona autostima, mentre nei casi in cui ha prevalso un controllo psicologico se ne notavano livelli inferiori. Ancor più ampi sono i campioni analizzati sul rapporto tra autonomia e autostima: chi viene incoraggiato a essere autonomo ha generalmente una maggiore fiducia in sé stesso. Per quanto concerne le relazioni, uno studio longitudinale della Iowa State University ha seguito un gruppo di adolescenti fino ai 34 anni, rilevando associazioni tra forme di harsh parenting caratterizzate da comportamenti ostili e coercitivi, e alcuni esiti successivi. In particolare, il harsh parenting paterno a 15-16 anni era associato a una minore autostima a 18 anni; nelle figlie, la minore autostima era a sua volta associata a interazioni di coppia più ostili nell’età adulta.

Le parole dei genitori influenzano il modo di vedersi

L’educazione senza violenza non è l’unico fattore che può concorrere alla formazione di una buona autostima e influenzare la qualità delle relazioni future, poiché i bambini vivono e crescono in un contesto sfaccettato, composto dalla scuola, dalla società e da eventi che possono influire sul benessere mentale. Certamente però gli studi confermano come crescere con rispetto ponga le basi per un buon rapporto con sé stessi e con gli altri. Come mai l’educazione rispettosa aiuta la formazione di una solida autostima e di relazioni sane?

Nei primi anni di vita inizia a costruirsi l’idea che un bambino ha di sé stesso (che influenza quella futura), a partire soprattutto da quello che sente dire di sé e da come si sente percepito da parte delle sue figure educative di riferimento, quindi soprattutto genitori (ed anche insegnanti, allenatori, monitori e adulti educanti in genere, per cui il tema riguarda anche loro). Per il bisogno di essere amati fondamentale nell’uomo, tenderanno a voler confermare l’opinione di chi amano, interiorizzando etichette che possono influenzare il modo in cui percepiscono sé stessi e le proprie capacità. Una bambina che si sente ripetere che è timida probabilmente si approccerà con cautela agli altri, un bambino cui viene detto che è troppo scatenato tenderà forse a reprimere parti di sé, non ascoltando alcuni bisogni.  

Crescere con rispetto significa anche usare delle parole che non svalutino i bambini e quanto stanno vivendo. L’invalidazione, infatti, non passa solamente dai comportamenti bensì anche dalle parole. Un bambino che quando piange si sente tacciare di essere piccolo, capriccioso, esagerato, difficilmente impara a fidarsi delle proprie sensazioni e a vedersi in maniera positiva, coltivando una buona autostima.

La validazione emotiva impatta sull’autostima e sulla fiducia nel proprio sentire

I genitori che scelgono di crescere con rispetto i loro figli accolgono le loro emozioni, validandole e dando loro dignità di esistere, senza giudicarle o etichettarle: la timidezza può venire dal timore di essere rifiutata, l’essere poco portati allo studio dal maggiore bisogno, in quel momento, di giocare. Prestano attenzione a non dare etichette al bambino, commentando e correggendo dove necessario il comportamento, non la persona.

In questo modo, i bambini sentiranno di poter provare qualsiasi emozione e di non doverla reprimere, pur nel rispetto di determinati limiti. Apprenderanno ad ascoltarsi e a non reprimere ciò che sentono per essere ritenuti maggiormente amabili, con una migliore conoscenza di sé e autostima col passare degli anni.

Punire insegna l’amore condizionato

L’educazione basata su punizioni, dove ad esempio un brutto voto viene punito con il divieto a uscire a giocare, senza indagare la difficoltà che è stata alla base del risultato negativo, instilla nei bambini l’idea di valere e di poter essere amati solamente se ottengono determinati risultati. Crescono con la convinzione di dover dare per ottenere affetto e comprensione e con la paura che un errore possa essere punito, finendo spesso per reprimere le loro emozioni e nasconderle per non incorrere in castighi. Se l’amore e l’approvazione sono percepiti come condizionati, potrebbero divenire degli adulti caratterizzati da perfezionismo, con difficoltà a chiedere aiuto, bisogno di approvazione continua, sensazione di dover sempre fare qualcosa in più. Potrebbero agire, anche da adulti, mossi più da paura che da reale volontà e da un vero ascolto di sé stessi.

Le relazioni nascono dall’autostima e dal modo di comportarsi delle figure genitoriali

A sua volta l’autostima è una delle basi delle relazioni, poiché consente a chi ce l’ha di essere più libero nello scegliere partner arricchenti e di non cercare, in modo poco funzionale, l’amore ad ogni costo, accettando comportamenti poco sani, se non disfunzionali, pur di non rimanere soli, per la sensazione di non meritare altro. I bambini apprendono non solo da ciò che viene loro detto ma da come vengono trattati e da come vedono comportarsi i genitori: chi si trova confrontata/o con una genitorialità autoritaria, che non rispetta e ascolta le emozioni e i bisogni, potrebbe replicare quei modelli da adulta/o, creando rapporti conflittuali e privi del rispetto per l’interiorità e le necessità degli altri. L’autostima una fondamentale influenza anche sulla capacità di mettere dei confini: imparare a validare le proprie emozioni consentirà di tenerne conto durante una relazione.

Violenza può chiamare violenza

Per non parlare di chi ha subito violenza, che secondo una moltitudine di studi ha maggiori probabilità di divenire a sua volta un adulto violento, con i bambini e con gli altri adulti, perpetuando la catena.

Crescere con rispetto i figli non garantisce loro una vita serena e priva di difficoltà, ma può aiutarli a capire di essere persone che possono provare sentimenti e accogliere i loro e quelli altrui, senza umiliare, giudicare e svalutare. 

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